SCANDRIGLIA

La storia

L'origine di Scandriglia è testimoniata dal regestum Farfense che annovera il fondo tra le proprietà già dal 764; alla fine del XIII secolo la concessione del feudo venne sospesa dagli enfiteuti da Jocerando abate di Farfa per aver aderito ai colonna. Bonifacio VIII donò il castello di Scandriglia a Giovanni Buccamazzi, vescovo di Tuscolo, che ne rimase propritario almeno fino al 1309 quando da alcuni documenti d'archivio viene annoverata nel territorio la presenza della famiglia Orsini; questa ottenne il feudo di Scandriglia in concessione nel 1411. Francesco Orsini la ricevette dall'Abbazia di Farfa in enfiteusi nel 1431. Nel 1639 divenne proprietà della Camera Apostolica. 


Il paesaggio
All'interno del territorio protetto del comune di Scandriglia si sviluppa la lunga dorsale carbonatica di Monte Serrapopolo che con orientamento appenninico (N-S) si viene sostanzialmente ad unire con la massima elevazione del Parco di Monte Pellecchia (1368 m) seguendo una quota media di 1000 m. L'aspetto paesaggistico dell'aspra configurazione dei bastioni montuosi che con netto contrasto si ergono dalla dolce campagna sabina, costituisce il primo colpo d'occhio che si presenta al visitatore anche in quest'area come per l'intero limite occidentale dei Monti Lucretili. I versanti fortemente acclivi di Colle Percalli, immediatamente soprastanti il paese, sono sede di estese e fittissime formazioni boschive a prevalenza di roverella (Quercus pubescens), cerro (Quercus cerris), carpino (Ostrya carpinifolia) e nelle stazioni rupicole di leccio (Quercus ilex). Con l'aumentare della quota si notano nella vegetazione cambiamenti in favore di consociazioni di transizione al faggeto, che sul crinale settentrionale del Monte Serrapopolo conservano stazioni a faggio (Fagus sylvatica) miste ad acero di monte (Acer pseudoplatanus) e localizzato agrifoglio (Ilex aquifolium), mentre sulla dorsale si sviluppa un pascolo d'altitudine. Le formazioni forestali ospitano una ricca fauna; nelle aree marginali prossime ai coltivi è facile riscontrare la presenza dell'istrice (Hystrix cristata) un grosso roditore che sta lentamente ampliando il suo areale di diffusione nel nostro Paese. Quest'animale colonizza gli stessi ambienti del tasso (Meles meles) piuttosto frequente nella fascia pedemontana, mentre la più rara martora (Martes martes) è sicuramente presente nei boschi più maturi. Il Monte Pellecchia rientra nell'areale di caccia della splendida aquila reale (Aquila chrysaetos) che durante il periodo primaverile ed estivo è facile osservare nel suo volteggio a quote elevate in questo settore del Parco. I panorami che si apprezzano dalle sommità pascolive dei rilievi principali sono estremamente suggestivi e spaziano sulla Sabina, mentre dal Monte Pellecchia si osserva l'intera configurazione morfologica del Parco costituita da profonde incisioni vallive che separano i gruppi montuosi principali con l'inconfondibile profilo del Monte Gennaro in direzione meridionale. Verso Nord-Est il Pellecchia costituisce un balcone preferenziale per ammirare l'intero arco appenninico abruzzese che sovrasta il Fucino con la lunga catena del Velino-Sirente in parte celata dalla mole del Monte Navegna sovrastante il lago del Turano, ambedue i complessi montuosi protetti da riserve e parchi naturali.


I percorsi
I percorsi che si snodano dal paese permettono di apprezzare i luoghi maggiormente caratterizzati da un aspetto montano, il superamento del tratto di ascesa a quote superiori, piuttosto impegnativo in quanto molto acclive, tuttavia permette di raggiungere la dorsale del Monte Serrapopolo per mantenersi in quota senza molte variazioni altimetriche fino alla lunga cresta del Monte Pellecchia. Un altro percorso si sviluppa alla base del rilievo al limite del coltivato con il bosco e permette di apprezzare quell'ambiente di particolare interesse paesaggistico e storico caratteristico delle aree di confine dove la connotazione prevalentemente antropica si fonde e si perde nella riconquista degli spazi abbandonati da parte della vegetazione naturale. Il percorso permette di raggiungere, in territorio di Montorio Romano, l'insediamento rupestre medievale di Sant'Angelo dove una bellissima cornice vegetale che ingloba i resti murari si accende di rosa nel periodo primaverile grazie alla precoce fioritura dell'albero di Giuda (Cercis siliquastrum).

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