SAN POLO DEI CAVALIERI

La storia

Il paese sorge a 651 metri di altezza sulla sommità di una cima delle propaggini meridionali del gruppo montuoso dominato dal Monte Morra.
La testimonianza del primo popolamento dell'area si deve all'individuazione di una triplice cinta di muraria e tracce di capanne sul Monte Morra riferibili a un abitato su altura datato alla fine dell'età del Bronzo.
A partire dalla tarda età Repubblicana con romanus si assiste all'intensificarsi della costruzione di ville e di impianti rustici dotati di cisterne per l'approvvigionamento idrico identificabili nei ruderi posti in località prossime al moderno centro abitato. Nei documenti antichi (anno 945) il centro viene identificato come fondum lunula cum ecclesia S. Paoli, toponimo che si ritrova in una bolla di Gregorio VII del 1081 che sancisce un controverso passaggio di proprietà del fundus, ormai divenuto luogo fortificato individuato come Castellum Sancti Pauli in lana, al Monastero benedettino di S. Paolo in Roma.
Gli Orsini ottennero il feudo di San Polo, con Torrita e Marcellina, e la proprietà del castello nel 1429 momento in cui le nuove opere di fortificazione cancellarono l'antica struttura medievale della rocca per renderla dimora dei signori di Tagliacozzo, ramo al quale gli Orsini di San Polo appartenevano. Nello stesso momento viene riadattata la cinta fortificata di San Polo con il solo scopo di aumentare le strutture difensive lasciandone inalterato lo schema originario. Nel 1558 la signoria di San Polo passa con tutti i beni annessi sotto la proprietà del Cardinale Pier Donato Cesi l'opera di ammodernamento eseguita a San Polo si deve all'attenzione del cardinale Federico che escluse però interventi strutturali sulla Rocca.
Nel Nuovo Statuto, fatto redigere prima della sua morte, scompare la dicitura castello che viene sostituita da Palazzo Baronale. Nel 1678 con la fine del principato dei Cesi, la proprietà del palazzo baronale e delle terre annesse passa alla famiglia Borghese.


Il paesaggio  

L'ampia porzione di territorio protetto compresa nei limiti del comune di San Polo dei Cavalieri, comprende aree caratterizzate da morfologie accidentate con profonde valli che definiscono rilievi e domi carbonatici dai versanti molto acclivi della dorsale del gruppo del monte Gennaro. Emerge isolata l'orografia piramidale del monte Morra (1036 m) che sovrasta il paese, ben evidente anche all'osservatore che ammira i Monti Lucretili da Roma o da altri punti della Campagna Romana. Le formazioni forestali prevalenti in questa porzione caratterizzata da un ambiente montano ed interno, sono costituite da consorzi con carpino nero (Ostrya carpinifolia), orniello (Fraxinus ornus), roverella (Quercus pubescens) mentre localizzate cerrete (Quercus cerris) immettono verso formazioni di transizione al faggeto con acero di monte (Acer pseudoplatanus), acero d'Ungheria (Acer obtusatum), rari faggi (Fagus sylvatica) e agrifoglio (Ilex aquifolium) presente anche a quote inferiori. Particolarmente interessanti e suggestive le faggete dell'area centrale del Parco come la meravigliosa Valle Cavalera itinerario di transumanza interna al gruppo montuoso, che cingono lo splendido piano carsico de Il Pratone, sede di un vasto pascolo mesofilo che concorre al sostentamento di armenti tenuti allo stato semibrado. Tutta l'area è caratterizzata da fenomeni dovuti al carsismo come gli allineamenti delle piccole dorsali delle Schiene degli Asini o i bellissimi pascoli intramontani del Partone, Campitello, Prato Favale. Le pareti strapiombanti del versante meridionale del monte Morra, colonizzate da lecci (Quercus ilex), costituiscono uno dei migliori esempi di ambiente rupicolo dell'intera area protetta, ambiente nel quale è stato più volte osservato il raro falco pellegrino (Falco peregrinus), mentre sulla sommità dello stesso monte, piccoli gruppi di coturnice (Alectoris graeca) compiono brevi voli. L'area è frequentata dal lupo (Canis lupus) che, anche in seguito all'aumento numerico del cinghiale, trova sostentamento nelle profonde e selvagge valli, mentre alcune specie di rapaci si possono osservare nei boschi come lo sparviero (Accipiter nisus) e la poiana (Buteo buteo). I corsi d'acqua dei torrenti montani presentano una ricchezza di ambienti idonei e conservati che hanno permesso la sopravvivenza di specie animali estremamente rare e localizzate; particolarmente importanti sia per gli aspetti floristici, basti menzionare il localizzato tiglio selvatico (Tilia sp.), sia per le presenze faunistiche quali la rara Salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata) e il merlo acquaiolo (Cinclus cinclus) presente in ambienti del sistema montuoso dei Sabini e Reatini.

Domenica 10 luglio 2016 I^ edizione di Natura senza barriere

27/06/2016  con FederTrek ed il Parco dei Monti Lucretili
 

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05/12/2017 Inforidea (Federtrekk) organizza

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