Intervento del direttore al convegno "Un progetto per Percile"

Un progetto che viene da lontano, io me ne occupo dal 2012 ma la realizzazione del museo, all’epoca etnopaleontologico, è stata approvata con Delibera del Consiglio Direttivo n. 34 del 17.07.2008.
Lo stanziamento iniziale era di poco più di € 100.000,00, tra il 2015 e settembre 2016 il Parco è riuscito a destinare risorse per il completamento del museo per € 150.000,00. Tutto questo per mantenere una promessa fatta al sindaco Meriggioli che ne aveva particolarmente a cuore la realizzazione.
Ricordo che il Museo di Percile andrà a far parte del Sistema Museale composto dal Museo del Paesaggio agrario dell’Ulivo e dal Museo di Vie e Storie di Vicovaro
Questa la situazione finanziaria iniziale.
Dal punto di vista del ruolo e del significato da dare a questo museo, oltre alla necessità di concepirlo come un centro culturale a disposizione dei cittadini, è emersa un’altra consapevolezza e cioè che il nucleo di reperti fossili e archeologici che avrebbe potuto andare a costituire la raccolta del museo era si di grande interesse, specialmente i fossili di Megalodonti triassici promessi da De Angelis, ma ci trovavamo probabilmente di fronte a siti archeologici di importanza non spettacolare quindi quello che rivestiva maggiore importanza era il contesto.
Si tratta, come spesso accade nel territorio italiano e ancor più nelle aree protette, di un territorio che ha grandi valori diffusi, sia ambientali e sia storico-archeologici. Come tale risulta bellissimo a chi lo vive come visitatore, escursionista, come residente appassionato del proprio territorio ma proprio perché il valore naturalistico della vegetazione e della fauna che vi trova rifugio risiede nella integrità della copertura vegetale, nella continuità del passaggio da un habitat all'altro, ci si trova di fronte a un tessuto complesso e delicato che deve essere colto nel suo insieme, compreso nelle relazioni che lo compongono, tutelato nella sua capacità di rigenerarsi.
Allo stesso modo il valore storico-archeologico, anche se testimoniato da presenze eccellenti come la villa di Orazio a Licenza e altre, si apprezza di più nella connessione strettissima ai valori del paesaggio e alle risorse ambientali piuttosto che nel singolo sito archeologico o nel singolo reperto.
È insomma un territorio che si qualifica, ovvero si capisce di più per le relazioni fra le parti che lo compongono che non per l'eccezionalità di qualche elemento singolo. Relazioni delicate che si modificano continuamente sia all'interno del singolo individuo e sia attraverso le generazioni successive. Nel caso dei Monti Lucretili, così come per gran parte delle montagne appenniniche italiane, il paesaggio è cambiato di continuo, e sono cambiate anche le risorse che poteva offrire a piante, animali ed esseri umani che si trovassero a colonizzarlo.
L'amministrazione del Parco, sentendo gli specialisti che sono stati coinvolti nel progetto, si è resa conto che la vera sfida di un museo come questo era quella di avviare i visitatori alla lettura del territorio, di fornire loro alcuni strumenti semplici per capire i continui cambiamenti che questo ha attraversato, di mettere a disposizione alcuni indizi sulle relazioni che ci sono fra la struttura fisica del paesaggio e gli elementi viventi che in esso si trovano, e poi anche sulle relazioni tra questo gruppo di monti e il sistema più vasto dell'Appennino, delle valli del Tevere e dell'Aniene, delle piane costiere.
Il risultato educativo sta nel fare comprendere che il valore storico ambientale sta nel continuum, non solo nella tutela di elementi puntiformi. Quello che di rado si mostra nei musei italiani e della nostra regione sono le reti che connettono assieme presenze archeologiche, i lineamenti e le strutture geologiche alla grande scala, la distribuzione di flore e di faune attraverso le zone climatiche. Ancor più raro è il rinvio da un museo all'altro rendendo palesi i collegamenti fra culture e ambienti naturali e permettendo al visitatore e ai ragazzi di "navigare" mentalmente nel tempo e nello spazio.
Del resto capire il territorio e la sua storia è essenziale per viverlo oggi in modo corretto, per poter conservare in modo responsabile il "capitale" di cui disponiamo.
Il museo di Percile quindi si candida ad essere una chiave interpretativa di base per i musei e per i sentieri del Parco ma anche un invito a visitare altri siti, altri musei della regione e dell'Italia centrale. Il museo di Percile dovrà essere un luogo dove si fa pratica ad osservare la natura, ci si misura con gli indizi che la storia umana ha lasciato, si sperimentano i modi di vita e di produzione materiale del passato più remoto.
Solo una forte integrazione tra le varie visioni specialistiche assieme a una grande capacità didattica e dimostrativa potranno conseguire questo risultato. Speriamo di arrivare a creare museo vivo, in grado cioè di rinnovarsi assieme alle esigenze dei suoi fruitori e assieme al procedere della conoscenza scientifica. Le risorse messe in campo per questa operazione permettono almeno un avvio interessante. Sicuramente altre risorse serviranno in futuro per il mantenimento e la crescita di questa attrezzatura culturale.
In questo momento sono in vigore Accordi Quadro con:
Dipartimento di Scienze dell’Università di Roma;
Dipartimento di Biologia dell’Università di Roma La Sapienza

Con Determinazione n. 20 del 26 gennaio 2017 sono state avviate le procedure per l’affidamento dell’incarico di progettazione, direzione lavori e coordinamento per la sicurezza per il completamento del Museo di Percile.

Domenica 10 luglio 2016 I^ edizione di Natura senza barriere

27/06/2016  con FederTrek ed il Parco dei Monti Lucretili
 

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Musei del Parco Orario d'apertura

52006/2017 e PIT San Cosimato

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Anno Scolastico 2013/2014
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