POGGIO MOIANO

La storia

Nonostante l'ubicazione nell'immediata periferia dal Parco naturale, anche Poggio Moiano come tutti i centri esterni al perimetro dell'area protetta si è reso partecipe della storia del Parco stesso. La località Meiana o Miana è menzionata nel Regesto Farfense nell'anno 998 nel quale si ricorda l'esistenza di una chiesa di S. Pietro in Meiana. Il feudo viene menzionato come proprietà parziale dell'Abbazia farfense all'inizio dell'XI secolo quale dono del Conte Teudino e come castello in bolla di Urbano IV del 1262. Possesso degli Anguillara divenne nella prima metà del XVI secolo dei Savelli che in seguito a vicende alterne ne videro più volte la confisca da parte dell'Abbazia. Fu definitivamente riscattato nel 1503, infine venduto ai Borghese intorno alla metà del Seicento per poi passare ai Torlonia.

Il paesaggio  
Il settore del parco compreso entro i limiti amministrativi del comune di Poggio Moiano costituisce una delle aree meno conosciute e frequentate, e quindi forse, più selvagge dell'intera zona protetta. Si tratta della porzione settentrionale del massiccio di Monte Pendente, un rilievo che si erge nettamente sulla campagna sabina e che funge da spartiacque con l'ambiente prettamente più appenninico del versante orientale. In quest'area ha sede una delle migliori, in termini di conservazione, formazioni forestali dei Monti Lucretili. Si tratta di fittissimi boschi a prevalenza di carpino (Ostrya carpinifolia), roverella (Quercus pubescens), orniello (Fraxinus ornus) alternati a pascoli cespugliati con biancospino (Crataegus monogyna), pruno selvatico (Prunus spinosa). Nelle valli impervie le coperture boschive raggiungono valori elevati prossimi al 100% mentre le aree sommitali ospitano localizzate cerrete (Quercus cerris) e lembi di faggeta (Fagus sylvatica). L'aspra configurazione dei versanti acclivi e delle profonde valli interne contrastano nettamente con la grandiosità del paesaggio aperto del piano inclinato del crinale occidentale di Monte Pendente da cui deriva il nome, dove un vasto pascolo, interrotto da macchie arbustive, ospita armenti allo stato semibrado. Particolarmente affascinante il panorama offerto dai balconi preferenziali di visuale che si aprono sulla Sabina e verso l'intero arco appenninico dei Monti Reatini e del massiccio del Monte Velino -Sirente. La fauna è qui particolarmente ricca di specie in quanto sia l'ambiente distinto da caratteri di spiccata naturalità sia la posizione periferica a veri e propri "corridoi faunistici" che si inseriscono tra le aree appenniniche orientali (zona dei laghi del Salto e Turano, Riserva regionale naturale del Monte Cervia e Navegna ecc.), favoriscono la presenza di animali stanziali e/o frequentanti occasionalmente l'area. Numerose sono le specie di uccelli che vivono nelle fitte formazioni boschive come il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major), il frosone (Coccothraustes coccothraustes) e rapaci come lo sparviero (Accipiter nisus) e la poiana (Buteo buteo). Non di rado si può incontrare la lepre (Lepus europaeus) sui pascoli d'altura mentre è accertata la presenza della rara martora (Martes martes), del tasso (Meles meles). L'area rientra occasionalmente nell'areale del lupo (Canis lupus) che frequenta il settore montano dei Sabini e delle montagne del Turano, mentre è nota la presenza dell'elusivo gatto selvatico (Felis silvestris). Le tracce del cinghiale (Sus scrofa) ben evidenti sul terreno denunciano la presenza del grosso ungulato in tutti gli ambienti e a tutte le quote. Nell'ascesa al gruppo montuoso bisogna far attenzione ai percorsi, in quanto l'area è scarsamente frequentata e le tracce dei sentieri sono per lunghi tratti poco visibili.

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