PALOMBARA SABINA

La storia

Ubicata lungo la fascia pedemontana del versante occidentale del massiccio lucratile, occupa l'area che ha rappresentato il naturale campo di sviluppo dell' insediamento a partire con ogni probabilità dal periodo preromano, favorito dalla posizione geografica dei versanti esposti alla maggiore insolazione in associazione alla potenzialità agricola offerta dai suoli adatti allo sfruttamento.
Numerosi i resti di ville il cui impianto nell' area sabino-tiburtina risale all'età repubblicana; si tratta per lo più di ville di tipo rustico con fasi costruttive che arrivano fino al II sec. d.C. (loc. palazzotto, Villa S. Lucia, Casale Antonelli, ecc.). Il centro storico si sviluppa con schema concentrico sulla cima del colle di Palombara intorno al Palazzo baronale il cui impianto (XI sec.) si deve alla famiglia dei conti di Palombara che mantenne la signoria fino alla metà del secolo XIII.
Il castello fu edificato addossando le strutture alla torre, baluardo della rocca, costruita con funzioni difensive alla fine del IX secolo intorno alla "cella", un cenobio ed a una piccola chiesa dove, nell'XI secolo fu edificata l'attuale chiesa di S. Biagio. Le ristrutturazioni quattrocentesche imposero alla struttura fortificata i caratteri di residenza signorile che ancora oggi contraddistinguono il palazzo Savelli-Borghese.
Dal castello, non solo nelle belle giornate, si gode uno splendido panorama. Una visione suggestiva di quasi tutti i comuni del Parco e l'intreccio di strade e sentieri che li collegano.

 

Il Paesaggio
La vasta porzione di territorio protetto compresa nei limiti amministrativi del comune di Palombara Sabina costituisce uno spaccato degli ambienti che si incontrano nell'area sud-occidentale del Parco in quanto si sviluppa seguendo un gradiente altimetrico che dalla fascia pedemontana (230-500 m slm) raggiunge i 1200 metri sul livello del mare in prossimità della massima elevazione di Monte Zappi appartenente al gruppo di Monte Gennaro. L'orografia particolare dell'area caratterizzata dal domo carbonatico di Monte Gennaro, definito dai versanti con elevata acclività, permette lo sviluppo di una successione vegetazionale che in modo repentino attraversa vari consorzi da quelli propri della macchia mediterranea fino ai boschi di transizione al faggeto. La fascia basale è in parte occupata da frutteti e oliveti da cui si estrae il pregevole olio sabino oltre ad ospitare i ciliegi che sfruttano la fitta griglia di terrazzamenti in opera poligonale e a secco di origine romana che regolarizzano il disegno rurale. Il passaggio dai coltivi al bosco si segue in modo graduale attraverso porzioni di territorio, che variano in ampiezza, nelle quali si assiste al processo di riappropriazione da parte della vegetazione naturale dei terreni in passato agricoli. In queste fasce marginali prevalgono formazioni arbustive e pascoli cespugliati che inglobano oliveti e frutteti in stato di abbandono, mentre le specie localmente prevalenti sono quelle della macchia mediterranea con fillirea (Phyllirea latifolia), alaterno (Rhamnus alaternus), cisto (Cistus salvifolius) e della macchia con specie di origine balcanica come lo storace (Styrax officinalis) presente, ad esempio, nell'area del castello di Castiglione, il terebinto (Pistacia terebinthus), l'albero di Giuda (Cercis siliquastrum), la carpinella (Carpinus orientalis) che immettono nelle fitte leccete dei versanti del monte Le Carboniere e di monte Le Ferule. Lo spartiacque orientale del gruppo che si affaccia sulla profonda valle di Casoli vede una prevalenza, alle quote comprese tra i 500 e gli 800m slm, di boschi con carpino (Ostrya carpinifolia), acero d'Ungheria (Acer obtusatum), sorbo (Sorbus aria), maggiociondolo (Laburnum anagyroides), mentre alle quote superiori alle pendici di Monte Zappi si sviluppano localizzate cerrete (Quercus cerris) associate ad isolati faggi (Fagus sylvatica), aceri di monte (Acer pseudoplatanus) e agrifogli (Ilex aquilofolium). La fauna che frequenta i vari consorzi vegetali e i diversi ambienti è estremamente ricca e conserva elementi di notevole interesse come la coturnice (Alectoris graeca) che in piccoli gruppi frequenta le praterie d'altitudine del Monte Gennaro, la rara martora (Martes martes) che vive nei boschi maturi del versante occidentale, l'elusivo gatto selvatico (Felis sylvestris) e lo sparviero (Accipiter nisus) entrambi legati alle fitte formazioni forestali. Frequentemente si può incontrare il bellissimo rigogolo (Oriolus oriolus) dal piumaggio giallo e udire il rumore prodotto dai picchi nel bosco, tra i quali il più comune è il picchio verde (Picus viridis), che scavano i tronchi degli alberi di maggiori dimensioni, mentre in primavera risuona il monotono richiamo del cuculo (Cuculus canorus).

Domenica 10 luglio 2016 I^ edizione di Natura senza barriere

27/06/2016  con FederTrek ed il Parco dei Monti Lucretili
 

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Premio nazionale di pittura Charles ed Enrico Coleman

22/07/2017 tredicesima edizione

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Anno Scolastico 2013/2014
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