MONTEFLAVIO

La storia

L'originale nucleo abitato sorge ad ovest del moderno centro di Monteflavio sulla cima di un monte dove nel XIII secolo venne eretto il castello di Montefalco. Dell'imponente complesso è ben visibile la cinta difensiva, la rocca e le abitazioni dotate di cisterna per l'approvvigionamento idrico che furono mantenute in vita fino al 1422 data in cui il castello risulta in abbandono comparendo nella lista delle terre disabitate. Alla fine del cinquecento per volere della famiglia Orsini la tenuta di Montefalco vede ricrearsi un nuovo centro abitato spostato ai piedi del colle, in prossimità della pieve di S. Martino.
Anteriormente all'impianto dell'insediamento di Montefalco, infatti, a Sud Ovest del borgo attuale sorgeva la chiesa di S. Martino, nata come pieve romantica e dedicata al culto per S. Donato. Questo culto arcaico fu sostituito da quello per S. Martino, introdotto nel 1750 dagli abitanti di Marcitelli che giunsero a colonizzare il nuovo centro di Monteflavio su invito del Cardinale Flavio Orsini con la promessa di assegnazione di terre e di sgravi fiscali. Nel 1644 Monteflavio viene venduto ai Barberini.

 

Il Paesaggio
Il territorio del Parco compreso all'interno dei limiti amministrativi del comune di Monteflavio costituisce uno spaccato dell'intera sequenza di ambienti che si incontrano nel settore occidentale dell'area protetta. La successione vegetazionale che definisce i diversi biotopi è dovuta al variare del gradiente altimetrico che dai 300 m slm di Valle Morrone raggiunge i 900 metri di Monte Mozzone ed infine ai 1368 del Monte Pellecchia. Dagli oliveti terrazzati si passa a consociazioni tipiche della macchia mediterranea e alla lecceta con fillirea (Phillyrea latifolia), alaterno (Rhamnus alaternus), orniello (Fraxinus ornus) alternate, a secondo dell'esposizione e del soprassuolo, a roverella (Quercus pubescens), terebinto (Pistacia terebinthus), carpinella (Carpinus orientalis) e localizzato storace (Styrax officinalis). L'aspetto montano dovuto alla maggiore altitudine e alla posizione più interna al massiccio dell'area perimetrale il paese vede l'alternarsi di localizzate cerrete con carpino (Ostrya carpinifolia) a coltivi e pascoli cespugliati con biancospino (Crataegus monogyna), pruno selvatico (Prunus spinosa), rosa selvatica (Rosa sp.) e rovo (Rubus ulmifolius). Estesi rimboschimenti a conifere sono presenti nell'area di Serre dei Ricci, balcone orografico che si apre in direzione della lunga dorsale del Monte Pellecchia. Sulle pendici di questa montagna fino ai pascoli d'altitudine si sviluppano boschi ceduati con prevalenza di faggio (Fagus sylvatica), acero di monte (Acer pseudoplatanus), acero d'Ungheria (Acer obtusatum). La fauna risente ovviamente della varietà degli ambienti presenti; le fitte macchie termofile ospitano numerose specie di mammiferi come l'istrice (Hystrix cristata), il tasso (Meles meles) e le numerose specie di uccelli che frequentano le fitte formazioni boschive, ad esempio l'occhiocotto (Sylvia melanocephala) e lo zigolo nero (Emberiza cirlus) mentre sulle praterie in quota è presente la rarissima coturnice (Alectoris graeca) che con un po' di fortuna è osservabile in piccoli gruppi nell'atto di compiere brevi voli tra le rocce che affiorano nei pascoli. Nei rimboschimenti è facile incontrare lo scoiattolo (Sciurus vulgaris) che approfitta del cibo offerto dalle pigne dei pini; se si osserva il cielo durante la stagione primaverile si può vedere con una certa facilità la silhouette dell'aquila reale (Aquila chrysaetos) e altri rapaci come la poiana (Buteo buteo) mentre, all'estremo limite nell'area del Pellecchia, è stato osservato il raro falco pellegrino (Falco peregrinus).

Domenica 10 luglio 2016 I^ edizione di Natura senza barriere

27/06/2016  con FederTrek ed il Parco dei Monti Lucretili
 

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